…a prenderti domani sera. Così dice Cristina Donà nel singolo Miracoli che ha lanciato il nuovo album Torno a casa a piedi. E se la primavera domai verrà a prenderci, è bene farsi trovare pronti, magari con ‘un vestito per l’occasione’. Invero l’album è di gennaio, ma le suggestioni e i colori delle sue note ricordano perlopiù la primavera alle porte. Del resto, è un disco che per l’artista arriva subito dopo la primavera delle primavere, ovvero la maternità.
Chissà se mentre scriveva Miracoli la Donà sapeva di riprendere l’interpretazione arendtiana del miracolo. Un miracolo di tipo terreno sia chiaro, perché i suoi possibili artefici non sono che gli uomini. In uno dei frammenti dell’opera incompiuta Che cos’è la politica?, Hannah Arendt denuncia il capovolgimento del senso della politica in insensatezza, facendo riferimento alle due esperienze politiche principali che caratterizzano la fine della seconda guerra mondiale: i regimi totalitari e la loro negazione della libertà, e lo sviluppo delle armi di distruzione tale da mettere in discussione non solo la libertà ma la sopravvivenza della vita stessa. Contro la perdita di senso della politica Arendt invoca una rinnovata capacità di giudizio che passa per una sorta di miracolo. Uno di quelli, però, ‘che la gente può fare’.
Ma lasciamo parlare Hannah Arendt:
Per liberarci dal pregiudizio che il miracolo sia un fenomeno genuinamente ed esclusivamente religioso, attraverso il quale qualcosa di ultraterreno e di sovrumano irrompe nel corso del terreno delle faccende umane o dei processi naturali, forse è opportuno richiamare brevemente alla memoria che l’intero quadro della nostra esistenza reale (l’esistenza della terra e della vita organica su di essa, l’esistenza del genere umano) si fonda su una sorta di miracolo. Dal punto di vista dei processi universali e delle probabilità statistiche che vi regnano, già l’origine della terra rappresenta infatti una «infinita improbabilità». E le cose non stanno diversamente per l’origine della vita organica dai processi di natura inorganica, o per l’origine della specie umana dai processi evolutivi della vita organica. Questi esempi dimostrano come ogni volta che accade qualcosa di nuovo, questo qualcosa si insinui nel contesto dei processi calcolabili in modo imprevisto, incalcolabile, e in ultima analisi inspiegabile per via causale: proprio come un miracolo. In altre parole, ogni nuovo inizio è per sua natura un miracolo se è considerato e vissuto dal punto di vista dei processi che necessariamente interrompe. In questo senso, alla trascendenza religiosa della fede nei miracoli corrisponde la trascendenza realmente documentabile di ogni inizio, in relazione al contesto processuale in cui irrompe1.
Per Arendt, tra questo tipo di miracoli ne esiste uno particolare, la libertà. Difatti la sua definizione di libertà corrisponderà proprio a quella capacità di dare origine a un ‘nuovo inizio’ tipica dei miracoli. Tornando alla ispirazione doniana, quale nuovo inizio se non quello di una nuova vita? Ecco il miracolo umanamente più grande, quello della nascita.
Buona primavera.
1HANNAH ARENDT, Che cos’è la politica?, trad. di Marina Bistolfi, Einaudi, 2006, pp. 24-25.
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