Fenomenologia di una giornata ingiusta

Giornata lunga. Sveglia ore 6.30. Dopo un’ora e mezza nel traffico e nell’agitazione, alle ore 9.30 ho un esame di un concorso pubblico. In Italia. Posto auspicato: borsa di studio di Dottorato di ricerca. I professori spiegano le modalità e le norme che regolamentano questo concorso. Come scrivere il proprio nome su un cartoncino bianco da inserire in una busta chiusa che verrà aperta solo dopo aver esaminato le risposte date dai candidati. Così il compito rimane anonimo. Poi una ragazza mi racconta dell’esame dell’anno scorso. Allo scritto passano tutti, poi all’orale (che a volte fanno a porte chiuse) passano solo “alcuni”. <<Ma forse quest’anno va bene perchè si sono laureati in pochi>>. Raccogliamo le briciole? In aula siamo più di 40, ma solo in due o tre che veniamo da un’altra Università. Gli altri si conoscono quasi tutti, scherzano coi professori, sento addirittura dare del tu al Direttore del Dottorato. Strana atmosfera. I risultati verranno esposti in forma cartacea sulla bacheca del dipartimento il giorno seguente, chi supera lo scritto si presenterà per la prova orale. Chiedo un po’ scocciata per l’organizzazione: “ma per chi non abita qui vicino, deve venire apposta per vedere i risultati, non c’è un sistema on-line?”. Lo so, sono una rompiballe, penso che le Istituzioni, specie come quella Universitaria e della Ricerca siano cose serie e che meritino la giusta dignità e la giusta efficienza. E sì, sicuramente ho alte aspettative. Comuque ho fatto scocciare il Professore, forse posso scrivergli, ma insomma sarebbe meglio di no, meglio venire di persona. Quando gli chiedo se possono essere fatti dei disegni (io studio molecole biologiche, a volte è utile disegnare le loro strutture), mi risponde: “basta che non faccia dei fiorellini”. Ma che tipo di risposta è? Davvero sono curiosa, cosa voleva dire? Era un’offesa pseudo-maschilista? Se sì per quale recondita ragione? Eppure credevo di essere un’adulta di 25 anni, in procinto di laurearsi, che stesse facendo un concorso pubblico. Insomma detta così a me sembra una cosa seria, ma evidentemente per codesto Direttore non meritavo tutto questo rispetto. Che poi alle volte basterebbe un po’ di educazione. Per chiunque. In qualsiasi posizione si trovi. Va bè.

Ma il meglio doveva ancora venire.

Da una settimana ho smarrito il cellulare. Ho chiamato il mio operatore telefonico che mi ha detto che avrei dovuto sporgere denuncia per ottenere una nuova SIM. Vado dai Carabinieri del mio Paese che mi dicono che è appena entrata in vigore una circolare che gli impedisce di recepire denuncie di questo tipo e che è sufficiente un’autocertificazione. E va beh, la ragazza al telefono si dev’essere sbagliata. Oggi, dopo aver chiesto in due posti diversi sono stata indirizzata in un negozio specializzato. Il negoziante, un simpatico quarantenne, mi spiega che non è assolutamente possibile inoltrare la pratica senza denuncia. Gli chiedo di specificarmi la norma, ma mi liquida con un generico “Decreto Bersani” (di che anno? ma poi il Decreto è diventato legge? il numero della legge?). Cerco di spiegargli che sono già stata dai Carabinieri e che si tratta di una norma piuttosto recente (questo agosto), ma lui nega in modo netto questa possibilità: si sono sbagliati i Carabinieri, perchè la sua azienda non gli inviato nessuna comunicazione. Ritorno in Caserma. Spiego la questione e il carabiniere mi mostra la circolare di questo agosto e mi suggerisce di mandare un’ingiunzione dal mio avvocato a questo negoziante. Mi sembra un po’ eccessivo, oltre al fatto che non ho un avvocato e che penso che il buon senso sia un arma migliore e più veloce. (Forse). Ottengo la disponibilità a farsi contattare dal negoziante, in quanto è evidente che io sia in mezzo a solide convinzioni da entrambe le parti e non ho molti mezzi (nè so davvero cosa è giusto e vero) per risolvere la querelle. Ritorno dal simpatico negoziante. Questa volta alza pure la voce, oltre ad accusarmi di essere andata in quella stessa Caserma dove ero già stata per ripicca. Ripicca? Ma per cosa? Io voglio solo una SIM. E poi non so neanche dov’è la Caserma del tuo paese, mi sembrava naturale andare in quella del mio. Perchè quest’ometto acuto sosteneva la sua teoria basandosi sull’osservazione che i Carabinieri di altri paesi invece continuassero a rilasciare questa benedetta denuncia. Benissimo: almeno concordiamo sul fatto che per lo meno qui qualcuno si sbaglia, perchè la norma è una, ma gli atteggiamenti due. Il ragionamento alla base del negoziante è semplice: qui la fanno la denuncia, perchè rivolgersi ad altri? Non ha importanza cosa è giusto, non ha importanza che mi hai trattato come un’idiota, che mi hai fatto fare avanti indietro due volte e che potrebbe capitarti con altri clienti del mio Paese. Alla fine chiama i carabinieri del mio Paese spiegandogli la situazione come farebbe un chirichetto al suo Pastore. Vigliacco, con me non parli così. Ma nonostante la telefonata entrambi mantengono la loro posizione e rimango ancora senza SIM. Esasperata mi dirigo verso un’altra caserma: saranno capaci loro di dirmi cosa è giusto? Senza quasi essere ascoltata ho spiegato cosa era successo al Maresciallo che ha esclamato: << e quindi siete venuti da noi perchè siamo coglioni? >>.

No guardi Maresciallo, io la considero più di quanto forse fa lei, vorrei che mi dicesse cosa dice la legge, lei che la rappresenta, cosa è meglio fare, come risolvere questa incongruenza. Perchè è chiaro che io posso farla breve e denunciare lo smarrimento da voi, ma come si spiega che caserme di due Paesi confinanti sì e no 2 Km, facciano cose diverse? Lui risolve così: dice di aver letto la circolare (che dice essere di settimana scorsa) e che c’è un problema di interpretazione, i Carabinieri del mio Paese si sbagliano, ma ci parla lui e la situazione si risolve. Anche questa mentalità non mi sembra molto differente da quella del negoziante. Scorciatoie. Mancanza di professionalità, di coerenza, di regole precise da seguire.

Lo so, lo so. Me la meno troppo. Guardo troppo al principio ed in fondo si tratta solo di un cellulare e di un concorso di Dottorato che sapevamo tutti già in partenza quali esiti avrebbe avuto. Vorrei tanto che ci fosse l’onestà, la competenza e la trasparenza a guidare le azioni degli uomini. Vorrei tanto che più cittadini avessero questio mio stesso desiderio e che lo pretendessero quando giusto. Perchè la strada più corta, più facile e più individuale davvero non dà soddisfazione e come uomini con dignità, non la meritiamo.

Non staccarsi dal mondo

Non staccarsi dal mondo. Non si fallisce nella vita quando la si pone in piena luce. Tutti i miei sforzi, in tutte le situazioni, le sventure, le delusioni, tendono a ristabilire i contatti. E anche nella tristezza, quale desiderio di amare e quale ebbrezza alla semplice vista di una collina nell’aria della sera. Contatti con il vero, anzitutto con la natura, e poi con l’arte di coloro che hanno capito, e con la mia se ne sono in grado. Se no, ho pur sempre davanti la luce, l’acqua, e l’ebbrezza, e le labbra umide del desiderio. Una disperazione sorridente. Senza via d’uscita, ma tale da tenere costantemente in esercizio un dominio di sé peraltro vano. L’essenziale: non perdersi e non perdere ciò che di se stessi dorme nel mondo.

Albert Camus, Taccuini, libro I

Qualche considerazione sul ballottaggio di Milano

Un dato a cui guardare con attenzione, già da domenica sera, sarà sicuramente quello relativo all’affluenza. Provo a spiegare perché. Dopo la netta vittoria di Pisapia al primo turno, il centrodestra ha scelto forse l’unica strategia che aveva a disposizione: la mobilitazione degli elettori che nelle elezioni del 2006 hanno votato Moratti e che dieci giorni fa non le hanno confermato la fiducia, o scegliendo un altro candidato sindaco o non andando a votare. L’astensione degli elettori di centrodestra, appunto. Pare infatti che, al netto di un’affluenza generale (in percentuale) in lieve aumento, mentre Pisapia sia riuscito ad intercettare voti nell’universo dell’astensionismo di sinistra (tamponando in questo modo anche gli effetti della competizione del Movimento 5 Stelle), la Moratti abbia invece sofferto una amplissima emorragia di voti nel suo elettorato. E tale emorragia non è rintracciabile esclusivamente nei consensi ottenuti dal Terzo Polo o dai candidati sindaci (vedi ad esempio Pagliarini e De Albertis) facenti parte cinque anni fa della coalizine di centrodestra. Ecco dunque un dato da prendere in considerazione: gli elettori solitamente vicini al centrodestra, ed in particolare al Pdl, che al primo turno si sono astenuti. Saranno probabilmente loro a giocare un ruolo chiave nel secondo turno, e a loro si è rivolta la campagna elettorale di Pdl e Lega nelle ultime  due settimane. Così si spiega la scelta del centrodestra di proseguire nella strategia dei toni alti. Del resto è noto il fenomeno per cui i propri elettori, non gli indecisi, si mobilitano maggiormente quando lo scontro politico si alza. Il richiamo simbolico o finanche ideologico, la difesa della propria appartenenza dalla minaccia dell’altro, sono meccanismi che tendono ad affievolirsi quando il confronto rimane nei confini del rispetto reciproco ed è perlopiù rivolto alle questioni programmatiche. Così evidentemente fin qui non è stato, nonostante la recente stretta di mano tra i due “duellanti”; più formale, e quasi dovuta ai continui richiami al fair play del Quirinale, che sostanziale. A farla da padrona è stata invece una delle più forti leve dell’agire in difesa di ciò che si percepisce come la propria parte: la paura. Lasciamo qui perdere l’accento talvolta grottesco, se non volgare, con cui si è fatto esplicito o implicito richiamo alla paura. Ciò che in questa sede rileva, è che accanto ad improvvisati assi nella manica più o meno verosimili (vedi sanatoria sulle multe o rimozione dell’Ecopass) a dominare il messaggio del centrodestra sono stati paura e pericolo di vittoria dell’avversario. Tuttavia, come si diceva pocanzi, per la Moratti e i suoi non c’era molto altro da fare per cercare di convincere i loro elettori ad andare a votare nel secondo turno.

Torniamo infine alla questione iniziale, al dato sull’affluenza che potrebbe rivelarsi estremamente interessante ed esplicativo già prima dello spoglio. Ipotizziamo tre diversi scenari: a) l’affluenza registra un aumento significativo rispetto al primo turno; b) l’affluenza è sostanzialmente uguale; c) l’affluenza registra un calo.

a) La strategia del centrodestra potrebbe aver colto nel segno. Gli elettori che al primo turno avevano dato un segnale di disagio, rispetto alla possibilità concreta della vittoria di Pisapia decidono di mobilitarsi e partecipare al voto, convinti tutto sommato che il gruppo dirigente della propria parte abbia imparato la lezione. Rimane l’eventualità, anche se appare poco probabile, che il centrosinistra, sull’onda emotiva ed entusiastica della vittoria al primo turno, abbia mobilitato nel suo campo politico anche coloro che nel primo turno si erano astenuti. In questo caso, per l’avvocato gentile si tratterebbe di un’apoteosi.

b) Va a votare per il ballottaggio praticamente lo stesso numero di persone che ha votato al primo turno. Lo stesso numero, ma con tutta probabilità non le stesse persone. Questo perché si sono astenuti molti elettori del Terzo Polo e del Movimento 5 Stelle, i primi disorientati dai toni eccessivi della campagna elettorale e i secondi perché costitutivamente indifferenti ai candidati di provenienza partitica.  A compensare la mancanza di questi voti sono soprattuto elettori di centrodestra. È questo lo scenario in cui Moratti e Pisapia se la giocano quasi alla pari, con la prima in rimonta sul secondo. Diversamente, i terzopolisti potrebbero far valere la propria ragion d’essere in contrasto al Pdl, e i grillini sostenere la coalizione il cui programma è più sensibile alle loro istanze. Entrambi quindi, e per ragioni differenti, potrebbero propendere per Pisapia. In questo caso il testa a testa sarebbe scongiurato.

c) È il calo fisiologico che si registra in generale in tutte le elezioni tra il primo turno e il ballottaggio. Scendono i voti per entrambi gli schieramenti, ma in misura maggiore per il centrodestra, scoraggiato dalla sconfitta del primo turno oltre che storicamente più restio a recarsi alle urne nei ballottaggi. Dunque Pisapia vince facile. Del resto non si capirebbe come, in questo scenario di significativo calo dell’affluenza, gli elettori di centrosinistra, galvanizzati dal vantaggio del primo turno e in vista di una svolta amministrativa e politica rilevante, potrebbero decidere di non sostenere più il loro candidato, penalizzandolo al punto di perdere il ballottaggio. Appare invece più concreta l’eventualità che, con un numero di votanti inferiore, sia l’elettorato di centrodestra a sancire la propria contrarietà per la situazione, di nuovo e amministrativa e politica.

Tirate le somme di questa tripartizione dei possibili scenari legati alla variabile dell’affluenza al secondo turno, sembrano evidenti due osservazioni: mentre gli elettori di centrodestra dovrebbero riporre le loro speranze di recupero e vittoria in un aumento dell’affluenza (all’aumentare dei votanti aumenterebbero le chance di farcela), gli elettori di centrosinistra saranno più sicuri della conferma del risultato del primo turno più l’affluenza si terrà bassa.

forse non sai che la primavera, arriverà…

…a prenderti domani sera. Così dice Cristina Donà nel singolo Miracoli che ha lanciato il nuovo album Torno a casa a piedi. E se la primavera domai verrà a prenderci, è bene farsi trovare pronti, magari con ‘un vestito per l’occasione’. Invero l’album è di gennaio, ma le suggestioni e i colori delle sue note ricordano perlopiù la primavera alle porte. Del resto, è un disco che per l’artista arriva subito dopo la primavera delle primavere, ovvero la maternità.

Chissà se mentre scriveva Miracoli la Donà sapeva di riprendere l’interpretazione arendtiana del miracolo. Un miracolo di tipo terreno sia chiaro, perché i suoi possibili artefici non sono che gli uomini. In uno dei frammenti dell’opera incompiuta Che cos’è la politica?, Hannah Arendt denuncia il capovolgimento del senso della politica in insensatezza, facendo riferimento alle due esperienze politiche principali che caratterizzano la fine della seconda guerra mondiale: i regimi totalitari e la loro negazione della libertà, e lo sviluppo delle armi di distruzione tale da mettere in discussione non solo la libertà ma la sopravvivenza della vita stessa. Contro la perdita di senso della politica Arendt invoca una rinnovata capacità di giudizio che passa per una sorta di miracolo. Uno di quelli, però, ‘che la gente può fare’.

Ma lasciamo parlare Hannah Arendt:

Per liberarci dal pregiudizio che il miracolo sia un fenomeno genuinamente ed esclusivamente religioso, attraverso il quale qualcosa di ultraterreno e di sovrumano irrompe nel corso del terreno delle faccende umane o dei processi naturali, forse è opportuno richiamare brevemente alla memoria che l’intero quadro della nostra esistenza reale (l’esistenza della terra e della vita organica su di essa, l’esistenza del genere umano) si fonda su una sorta di miracolo. Dal punto di vista dei processi universali e delle probabilità statistiche che vi regnano, già l’origine della terra rappresenta infatti una «infinita improbabilità». E le cose non stanno diversamente per l’origine della vita organica dai processi di natura inorganica, o per l’origine della specie umana dai processi evolutivi della vita organica. Questi esempi dimostrano come ogni volta che accade qualcosa di nuovo, questo qualcosa si insinui nel contesto dei processi calcolabili in modo imprevisto, incalcolabile, e in ultima analisi inspiegabile per via causale: proprio come un miracolo. In altre parole, ogni nuovo inizio è per sua natura un miracolo se è considerato e vissuto dal punto di vista dei processi che necessariamente interrompe. In questo senso, alla trascendenza religiosa della fede nei miracoli corrisponde la trascendenza realmente documentabile di ogni inizio, in relazione al contesto processuale in cui irrompe1.

Per Arendt, tra questo tipo di miracoli ne esiste uno particolare, la libertà. Difatti la sua definizione di libertà corrisponderà proprio a quella capacità di dare origine a un ‘nuovo inizio’ tipica dei miracoli. Tornando alla ispirazione doniana, quale nuovo inizio se non quello di una nuova vita? Ecco il miracolo umanamente più grande, quello della nascita.

Buona primavera.

1HANNAH ARENDT, Che cos’è la politica?, trad. di Marina Bistolfi, Einaudi, 2006, pp. 24-25.

L’eloquenza del marginale

Il cuore prima chiede gioia,
Poi assenza di dolore,
Poi gli scialbi anodini
Che attenuano il soffrire,
Poi chiede il sonno, e infine
Se a tanto consentisse
Il suo tremendo Giudice,
Libertà di morire. (1)

Il diritto in divenire è un diritto faticoso (2),

che non allontana da sé la vita, ma cerca di penetrarvi; che non fissa una regola immutabile, ma disegna una procedura per il continuo e solidale coinvolgimento di soggetti diversi; che non sostituisce alla volontà del “debole” il punto di vista di un altro [...] ma crea le condizioni perché il “debole” possa sviluppare un punto di vista proprio [...]. La vita non si prende una rivincita. Individua il limite di un modo di fare diritto, e torna così a rendere il diritto riconoscibile, e accettabile (3).

Tutte le volte che si reinventa questi giunge dinanzi ad un luogo il cui confine segna un limite che non oltrepassa. E’ il confine che separa lo spazio oggettivo del diritto da quello dell’ecceità di ogni soggetto. Al di qua del limite impera il potere uniformante istituzionale, al di là vi è una proliferazione di re e regine del proprio racconto. La minaccia di un’invasione nel regno delle biografie da parte del diritto è sempre presente; questa tendenza conformante è nella natura delle istituzioni. Dunque è necessario vigilare il confine rivolgendo lo sguardo non solo verso il centro securizzante del proprio spazio biografico, ma anche in direzione del luogo comune esterno ove vige il potere istituzionale. Per vedere il confine e la minaccia di ciò che sta oltre occorre esplorarlo, avvicinarsi e praticare la marginalità. Il marginale infatti non rifiuta l’esistenza dell’istituzione (se così fosse svestirebbe i panni di marginale) ma, vivendo all’ombra del limite, mette in discussione i suoi tentavi di avanzamento e ingerenza nello spazio soggettivo. Sono appunto i marginali, coloro che vivono il terreno precario dei casi limite, che vedono e talvolta mostrano i pericoli per la libertà del soggetto. Vedono, talvolta mostrano e ancor più di rado indicano una via d’uscita dall’abbraccio ferale del potere.

E’ dunque ad uno di questi casi limite, di queste vicende di confine, che ora vorrei dedicare un ricordo.

Il 9 febbraio saranno passati due anni dalla morte di Eluana Englaro, dopo diciassette trascorsi in stato vegetativo. In questi giorni il padre Beppino, facendo propria la convinzione della figlia che quella non fosse vera vita, parla di una morte che in realtà è lontana diciannove anni.

Vorrei dunque ricordare, ripercorrendo alcuni nodi del lungo iter giudiziario intrapreso dal tutore di Eluana, e in seguito anche dal curatore speciale. Percorso giudiziario che oltre ad indicare il valore della molteplicità di poteri concorrenti evidenzia la peculiarità istituzionale della cornice entro cui si è dipanato il fatto. Le richieste di interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali e i ricorsi presentati nei vari gradi di giudizio mostrano in primo luogo il riconoscimento dell’autorità giuridica quale organo legittimato ad esprimere un principio ordinativo volto a tutelare l’autodeterminazione della donna. Inoltre il caso Englaro palesa il ruolo sempre maggiore che la tecnica assume nei confronti della vita, e quindi della morte. I progressi in campo biomedico e tecnologico oggi, e di più domani, conferiscono all’uomo maggiori opportunità di intervento per mutare e rallentare, grazie all’artificio tecnico, il corso naturale della vita biologica. Così quando affrontiamo la questione relativa al morire «la realtà ci impone di considerare e regolare situazioni che, ancora ieri, sarebbero state risolte dalla natura e dalle sue “leggi”» (4).

Poste queste osservazioni che collocano i protagonisti della vicenda nell’ambito del rapporto di potere che investe soggetto e istituzioni, mi soffermerò di seguito su alcuni aspetti, evidenziati dalle sentenze, che hanno rilievo per l’analisi di tale rapporto di potere. In particolare assume carattere decisivo il principio di diritto indicato dalla Corte Suprema di Cassazione nell’ottobre del 2007, con cui si autorizza la sospensione della nutrizione e dell’idratazione artificiali di un malato che giace da molti anni in stato vegetativo permanente unicamente dove vi sia la compresenza di due presupposti:

(a) quando la condizione di stato vegetativo sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno;

(b) sempre che tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di prova chiari, univoci e convincenti, della voce del paziente medesimo, tratta dalle sue precedenti dichiarazioni ovvero dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti, corrispondendo al suo modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l’idea stessa di dignità della persona (5).

Anche se incapace di intendere e volere, al soggetto è quindi garantita la sovranità sugli atti di disposizione del proprio corpo. Difatti la scelta sull’autorizzazione dei trattamenti sanitari non viene delegata, bensì rimane in capo all’unicità del soggetto, anche se l’espressione della sua volontà è riscontrabile oramai solo nella sua storia. Ecco come la Suprema Corte ha riconosciuto la rappresentanza legale della Englaro nella figura del suo tutore, prescrivendone la funzione:

egli deve, innanzitutto, agire nell’esclusivo interesse dell’incapace; e, nella ricerca del best interest, deve decidere non “al posto” dell’incapace né “per” l’incapace, ma “con” l’incapace [...] (6).

In questo modo, anche in mancanza di una legislazione in materia di disposizione anticipate, la Suprema Corte ha conferito valore alle convinzioni, alle dichiarazioni e ai comportamenti della Englaro che si sono manifestati prima dell’incidente.

Pronunciamenti precedenti negavano invece le richieste del tutore e del curatore speciale della Englaro poiché consideravano il diritto alla vita preminente rispetto ad ogni altro:

se la persona non è capace di intendere e di volere il conflitto tra il diritto di libertà e di autodeterminazione e il diritto alla vita è solo ipotetico e deve risolversi a favore di quest’ultimo, in quanto, non potendo la persona esprimere alcuna volontà, non vi è alcun profilo di autodeterminazione o di libertà da tutelare (7).

Così si esprimeva il Tribunale di Lecco nel 2006, affermando che la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione forzate avrebbero rappresentato «una eutanasia indiretta omissiva» (8). Questa tesi è stata confutata dalla Corte Suprema di Cassazione, la quale ha richiamato la Carta Costituzionale per affermare che:

Il diritto alla vita è in uno [...] con la garanzia dell’individualità umana di cui agli artt. 2, 13 e 32 Cost.. Il modo normale di garantire l’individualità di un uomo è l’autodeterminazione; ma quando [...] l’autodeterminazione non è piu’ possibile, perché la persona ha perso irreversibilmente coscienza e volontà, bisogna perlomeno assicurarsi che ciò che resta dell’individualità umana, in cui si ripone la “dignità” di cui discorrono gli artt. 2, 13 e 32 cost., non vada perduta (9).

Mi pare che le differenze si palesino in un amplissima divergenza. Se da un lato la norma è al servizio di una visione assoluta che non ammette eccezioni alla totale indisponibilità della vita, dall’altro il diritto si spoglia della pervasività e riveste ogni soggetto della propria autonomia:

un diritto che riguarda la persona in quanto tale, in qualsiasi momento della sua vita, dunque un elemento costitutivo della sua cittadinanza [...]. Si esce così dall’eccezionalità della condizione di malato o di paziente e si entra nella vita, di cui si deve poter mantenere il controllo fino ai confini dell’esistenza (10).

Appare evidente il più alto grado di complessità che caratterizza questo secondo sistema di norme. Ciò è dovuto alla crescente attenzione riposta nei dettagli. E’ nei particolari, nelle pieghe di un disegno che altrimenti e altrove apparirebbe monocromatico, che emergono le sfumature delle singole biografie. Questa moltiplicazione delle differenze è consentita da regole giuridiche pensate «come uno strumento che produce consapevolezza, più che vincoli o costrizioni» (11). Uno strumento che diviene un’opportunità per la libertà del soggetto e che si astiene dal prendere decisioni di vita e di morte. Difatti dalla morte come evento che de-finisce e de-limita una vita è differente il morire, inteso come un processo che si trova ancora nell’ambito della vita e pertanto è disponibile alle volontà del morente.

Concludendo, anche in capo al soggetto morente continua a vivere la possibilità di una rivolta per riaffermare la libertà negata. La rivolta su cui ora si riflette tutta l’umana eloquenza del margine esplorato.

 

 

Note

1 Emily Dickinson

2 Stefano RODOTA’, La vita e le regole, tra diritto e non diritto, Feltrinelli, Milano, 2006, p.28.

3 Ivi, p. 28-29.

4 Ivi, p. 250.

5 Corte Suprema di Cassazione, sentenza n. 21748/07.

6 Ibidem.

7 Decreto del Tribunale di Lecco del 2 febbraio 2006.

8 Ibidem.

9 Corte Suprema di Cassazione, sentenza n. 21748/07.

10 Stefano RODOTA’, La vita e le regole, tra diritto e non diritto, Feltrinelli, Milano, 2006, p. 250.

11 Ivi, p. 259.

In edicola su Radar – In scena il saggio di Natale

Questa settimana su Radar parliamo di:

In scena il saggio di Natale

Grande successo di pubblico, sabato 18 dicembre e domenica 19, per il saggio di Natale degli allievi della Scuola Civica di Musica di Cassina de’ Pecchi. Il Piccolo Teatro della Martesana ha registrato il tutto esaurito in entrambe le giornate. Il repertorio delle esibizioni ha spaziato dal rock, al pop sino al jazz.

L’Aido di Cassina quasi a quota 500

Sono 496 gli iscritti al gruppo cassinese dell’associazione per la donazione di organi, cellule e tessuti. Il presidente Orlando Fratini ci parla delle diverse iniziative organizzate nel 2010, e degli obiettivi futuri dell’associazione.

 

 

Nuovi contenitori per le pile esauste

L’amministrazione, in collaborazione con Cem Ambiente S.p,a., ha installato in paese tre nuovi contenitori per la raccolta delle pile scariche. L’assessore all’ecologia Emilio Calabretta ha manifestato la propria soddisfazione.

 

 

In tutte le edicole di Cassina de’ Pecchi e della Martesana.

Se fossi nata nell’800

Se fossi nata nell’800 sarei stata positivista. Io amo la scienza, la venero, la considero al di sopra di tutto. E probabilmente esagero. Ma credo nel progresso, nella conoscienza, nel razionalismo, nella ricerca dell’oggettività.

Credo che la scienza dovrebbe assumere un ruolo di modello etico nella società. Scienziati onesti, alla ricerca della verità di oggettiva, che pongono dei paletti alla forzatura relativista, ma proteggono dai dogmi. Purtroppo anche la scienza, inserita nella società italiana, non è riuscita a elevarsi da quella tradizionale e italica tendenza alla politicizzazione. La naturale tendenza al clientelismo, la forte intromissione dei politici, spesso privi di una qualsivoglia cultura scientifica, hanno degradato inevitabilmente anche il sistema scientifico italiano. Nessuna trasparenza sulla distribuzione dei fondi, l’impossibilità di fare ricerca su alcune tematiche invise agli agricoltori (OGM) e alla Chiesa (staminali embrionali, fecondazione assistita, vedi legge 40), la mancanza di centri di ricerca eccellenti, un’informazione mediatica assolutamente incapace di informare i cittadini, già privi di un background scientifico, sono solo alcune delle conseguenze della pessima gestione di un settore importante come quello scientifico-tecnologico.

In edicola su Radar – In arrivo tagli all’istruzione

Questa settimana su Radar parliamo di:

In arrivo tagli all’istruzione

Prime anticipazioni del Bilancio di previsione per il 2011. Da giorni è in agitazione il settore dell’istruzione. I fondi destinati all’Istituto Comprensivo per laboratori e progetti vari, rispetto al 2010, saranno dimezzati. L’assessore all’istruzione Mario Olivieri assicura che, nonostante la crisi, si tratta dell’unico taglio al suo bilancio. Dalla scuola però arrivano le prime lamentele.

Nuovo sciopero alla Nokia

I lavoratori della Nokia di Cassina Plaza hanno nuovamente scioperato contro la politica aziendale che ha portato a mobilità ed esuberi. Inoltre i sindacati hanno chiesto ai lavoratori di rinunciare al corso di etica proposto dall’azienda.

 

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In edicola su Radar – Mozione sulle donne: è scontro

Questa settimana su Radar parliamo di:

Consiglio comunale di novembre

Il Consiglio comunale di lunedì 8 novembre si è aperto con un minuto di silenzio per ricordare Ignazio Modica, già amministratore e vicesindaco cassinese scomparso improvvisamente la scorsa settimana. Sono state poi discusse diverse interpellanze e interrogazioni in tema di: sicurezza, barriere architettoniche presso la stazione della metropolitana, concessioni cimiteriali e orti urbani.

Mozione sulle donne: è scontro

Si alza come non mai la tensione tra maggioranza e opposizione sulla mozione, presentata dal Progetto Cassina Sant’Agata, per una moratoria delle pubblicità, affisse sugli spazi comunali, lesive della dignità della donna. Quando l’assessore alle politiche per la famiglia, Enrico Chiesura, propone di sostiure il termine “genere” con “sesso” e “sessualità” scoppia la bagarre in aula. Abbiamo ascoltato le divergenti opinioni dei protagonisti dello scontro.

Mobilitazione alla Nokia-Siemens

Dopo l’incontro presso la sede dell’Assolombarda le Rsu Cassina Factory e Cassina Plaza hanno chiamato i lavoratori Nokia-Siemens alla mobilitazione contro le modalità con cui è stata avviata la procedura di mobilità e per la riduzione del numero di esuberi.

 

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In edicola su Radar – Atti di vandalismo nella scuola materna

Questa settimana su Radar parliamo di:

Atti di vandalismo nella scuola materna

La scorsa settimana, nella notte tra domenica 24 e lunedì 25 ottobre, degli ignoti hanno vandalizzato la scuola materna di via Trieste a Cassina de’ Pecchi. Successivamente è stata presa di mira anche la ludoteca di via Michelangelo. Il sindaco Claudio D’Amico, che è anche assessore alla sicurezza, promette che i vandali saranno assicurati alla giustizia.

Le proposte di Sel sulla questione del lavoro

Abbiamo incontrato Alessandro Simeone, coordinatore del circolo cassinese e membro dell’assemblea provinciale milanese di Sinistra Ecologia e Libertà. Simeone ha commentato i fatti dell’attualità politica di Cassina de’ Pecchi e ha poi illustrato le proposte di Sel per fronteggiare l’emregenza occupazionale degli stabilimenti Nokia-Siemens.

“Cassa in deroga” per i lavoratori dell’Illca

I lavoratori dell’Illca Srl respirano una boccata di ossigeno, infatti da questo novembre sino a giugno 2011 usufruiranno della “cassa integrazione in deroga”, il sussidio mensile messo a disposizione da Regione Lombardia. Novità arrivano anche dagli stabilimenti Nokia-Siemens, dove nelle scorse settimane due sindacalisti Fiom sono stati sospesi.

L’ultimo saluto all’ex assessore e vice-sindaco Ignazio Modica

Improvvisamente è venuto a mancare Ignazio Modica, esponente storico del socialismo cassinese e più volte amministratore comunale. Dopo essere stato vice-sindaco negli anni ’90, Modica aveva ricoperto la carica di assessore all’ecologia, al commercio e al demanio nell’ultima giunta di centro-sinistra guidata da Simona Ginzaglio.

In tutte le edicole di Cassina de’ Pecchi e della Martesana.

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