Giornata lunga. Sveglia ore 6.30. Dopo un’ora e mezza nel traffico e nell’agitazione, alle ore 9.30 ho un esame di un concorso pubblico. In Italia. Posto auspicato: borsa di studio di Dottorato di ricerca. I professori spiegano le modalità e le norme che regolamentano questo concorso. Come scrivere il proprio nome su un cartoncino bianco da inserire in una busta chiusa che verrà aperta solo dopo aver esaminato le risposte date dai candidati. Così il compito rimane anonimo. Poi una ragazza mi racconta dell’esame dell’anno scorso. Allo scritto passano tutti, poi all’orale (che a volte fanno a porte chiuse) passano solo “alcuni”. <<Ma forse quest’anno va bene perchè si sono laureati in pochi>>. Raccogliamo le briciole? In aula siamo più di 40, ma solo in due o tre che veniamo da un’altra Università. Gli altri si conoscono quasi tutti, scherzano coi professori, sento addirittura dare del tu al Direttore del Dottorato. Strana atmosfera. I risultati verranno esposti in forma cartacea sulla bacheca del dipartimento il giorno seguente, chi supera lo scritto si presenterà per la prova orale. Chiedo un po’ scocciata per l’organizzazione: “ma per chi non abita qui vicino, deve venire apposta per vedere i risultati, non c’è un sistema on-line?”. Lo so, sono una rompiballe, penso che le Istituzioni, specie come quella Universitaria e della Ricerca siano cose serie e che meritino la giusta dignità e la giusta efficienza. E sì, sicuramente ho alte aspettative. Comuque ho fatto scocciare il Professore, forse posso scrivergli, ma insomma sarebbe meglio di no, meglio venire di persona. Quando gli chiedo se possono essere fatti dei disegni (io studio molecole biologiche, a volte è utile disegnare le loro strutture), mi risponde: “basta che non faccia dei fiorellini”. Ma che tipo di risposta è? Davvero sono curiosa, cosa voleva dire? Era un’offesa pseudo-maschilista? Se sì per quale recondita ragione? Eppure credevo di essere un’adulta di 25 anni, in procinto di laurearsi, che stesse facendo un concorso pubblico. Insomma detta così a me sembra una cosa seria, ma evidentemente per codesto Direttore non meritavo tutto questo rispetto. Che poi alle volte basterebbe un po’ di educazione. Per chiunque. In qualsiasi posizione si trovi. Va bè.
Ma il meglio doveva ancora venire.
Da una settimana ho smarrito il cellulare. Ho chiamato il mio operatore telefonico che mi ha detto che avrei dovuto sporgere denuncia per ottenere una nuova SIM. Vado dai Carabinieri del mio Paese che mi dicono che è appena entrata in vigore una circolare che gli impedisce di recepire denuncie di questo tipo e che è sufficiente un’autocertificazione. E va beh, la ragazza al telefono si dev’essere sbagliata. Oggi, dopo aver chiesto in due posti diversi sono stata indirizzata in un negozio specializzato. Il negoziante, un simpatico quarantenne, mi spiega che non è assolutamente possibile inoltrare la pratica senza denuncia. Gli chiedo di specificarmi la norma, ma mi liquida con un generico “Decreto Bersani” (di che anno? ma poi il Decreto è diventato legge? il numero della legge?). Cerco di spiegargli che sono già stata dai Carabinieri e che si tratta di una norma piuttosto recente (questo agosto), ma lui nega in modo netto questa possibilità: si sono sbagliati i Carabinieri, perchè la sua azienda non gli inviato nessuna comunicazione. Ritorno in Caserma. Spiego la questione e il carabiniere mi mostra la circolare di questo agosto e mi suggerisce di mandare un’ingiunzione dal mio avvocato a questo negoziante. Mi sembra un po’ eccessivo, oltre al fatto che non ho un avvocato e che penso che il buon senso sia un arma migliore e più veloce. (Forse). Ottengo la disponibilità a farsi contattare dal negoziante, in quanto è evidente che io sia in mezzo a solide convinzioni da entrambe le parti e non ho molti mezzi (nè so davvero cosa è giusto e vero) per risolvere la querelle. Ritorno dal simpatico negoziante. Questa volta alza pure la voce, oltre ad accusarmi di essere andata in quella stessa Caserma dove ero già stata per ripicca. Ripicca? Ma per cosa? Io voglio solo una SIM. E poi non so neanche dov’è la Caserma del tuo paese, mi sembrava naturale andare in quella del mio. Perchè quest’ometto acuto sosteneva la sua teoria basandosi sull’osservazione che i Carabinieri di altri paesi invece continuassero a rilasciare questa benedetta denuncia. Benissimo: almeno concordiamo sul fatto che per lo meno qui qualcuno si sbaglia, perchè la norma è una, ma gli atteggiamenti due. Il ragionamento alla base del negoziante è semplice: qui la fanno la denuncia, perchè rivolgersi ad altri? Non ha importanza cosa è giusto, non ha importanza che mi hai trattato come un’idiota, che mi hai fatto fare avanti indietro due volte e che potrebbe capitarti con altri clienti del mio Paese. Alla fine chiama i carabinieri del mio Paese spiegandogli la situazione come farebbe un chirichetto al suo Pastore. Vigliacco, con me non parli così. Ma nonostante la telefonata entrambi mantengono la loro posizione e rimango ancora senza SIM. Esasperata mi dirigo verso un’altra caserma: saranno capaci loro di dirmi cosa è giusto? Senza quasi essere ascoltata ho spiegato cosa era successo al Maresciallo che ha esclamato: << e quindi siete venuti da noi perchè siamo coglioni? >>.
No guardi Maresciallo, io la considero più di quanto forse fa lei, vorrei che mi dicesse cosa dice la legge, lei che la rappresenta, cosa è meglio fare, come risolvere questa incongruenza. Perchè è chiaro che io posso farla breve e denunciare lo smarrimento da voi, ma come si spiega che caserme di due Paesi confinanti sì e no 2 Km, facciano cose diverse? Lui risolve così: dice di aver letto la circolare (che dice essere di settimana scorsa) e che c’è un problema di interpretazione, i Carabinieri del mio Paese si sbagliano, ma ci parla lui e la situazione si risolve. Anche questa mentalità non mi sembra molto differente da quella del negoziante. Scorciatoie. Mancanza di professionalità, di coerenza, di regole precise da seguire.
Lo so, lo so. Me la meno troppo. Guardo troppo al principio ed in fondo si tratta solo di un cellulare e di un concorso di Dottorato che sapevamo tutti già in partenza quali esiti avrebbe avuto. Vorrei tanto che ci fosse l’onestà, la competenza e la trasparenza a guidare le azioni degli uomini. Vorrei tanto che più cittadini avessero questio mio stesso desiderio e che lo pretendessero quando giusto. Perchè la strada più corta, più facile e più individuale davvero non dà soddisfazione e come uomini con dignità, non la meritiamo.
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